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Slavi, undici anni di violenze e di botte: «Sono viva per miracolo»

Postato da il 25 Novembre 2019

«Mamma, perché papà non viene investito da una macchina?». Un giorno mentre tornava a casa da scuola Luca (nome di fantasia) ha fatto questa domanda a sua madre, Slavi. Non voleva più vederla piangere, soffrire sotto le botte di quell’uomo che l’aveva messo al mondo. Slavi non ha risposto e ha continuato a camminare, pregando in silenzio, senza sapere cosa le sarebbe successo una volta tornata a casa. Per undici anni ha subito violenza tra le mura di casa, dall’uomo che aveva deciso di sposare per amore.

I lividi addosso, sempre coperti da vestiti lunghi, anche quando fuori c’erano 40 gradi, gli occhiali grandi e scuri, lo sguardo basso per non incrociare quello di nessun altro. Per undici anni. Quelli in cui Slavi, che oggi ha 46 anni, è stata legata a un compagno violento, che la picchiava tutti i giorni e da cui ha avuto tre bambini.

«Una notte mi ha portato sulla sponda di un fiume, mi ha lasciato nuda, senza niente addosso e ha iniziato a picchiarmi. Mentre lo faceva, spesso m’insultava, mi diceva che ero una puttana, che non meritavo altro. Tornati a casa, mi ha spento una sigaretta sulle gambe». Quando Slavi inizia a raccontare la sua storia si ferma un istante e con voce incolore dice: «Non lo so come ho fatto a sopportare tutto questo. Non so nemmeno come sono sopravvissuta». Slavi è arrivata in Italia nel 2000 per seguire il suo secondo marito. Prima di arrivare qui non aveva mai conosciuto violenza sulla sua pelle.

«Dopo qualche mese ha iniziato a mostrarsi geloso, possessivo, mi ripeteva che ero di sua proprietà. Sapevo che non accettava la mia relazione passata col primo marito. Non tollerava che fossi stata con un altro uomo. Quando è nato il nostro primo figlio nel 2002 ho pensato che le cose sarebbero migliorate, che saremmo diventati una famiglia come le altre». Ma la realtà era molto distante da quel sogno. «Ha iniziato a peggiorare, minacciava anche la figlia che ho avuto col mio primo marito. Quando lei si metteva in mezzo per difendermi, prendeva le botte come me.

«Un giorno mi ha costretta a stare tutto il giorno chiusa in bagno, sotto la doccia. Era una violenza continua. Mi sentivo sola, non sapevo cosa fare. Non volevo mettere in mezzo la mia famiglia che era in Serbia perché avevo paura di ritorsioni su di loro. Ero disperata». La prima volta che è scappata, Slavi ha dormito in un parcheggio insieme ai suoi figli, in macchina. La mattina dopo è andata in un centro commerciale a vendere l’oro che aveva addosso e con quei soldi è tornata in Serbia.

«Dopo qualche tempo lui mi ha convinta a tornare. Nessuno della mia famiglia voleva che io lo facessi ma pensavo che le cose sarebbero migliorate». Invece non è accaduto. «È stato ricoverato in ospedale per un tumore e quando è tornato ha ricominciato a picchiarmi. I nostri figli correvano in camera quando succedeva. Giocavano con i videogiochi, alzavano la televisione al massimo o si nascondevano sotto le coperte». Un incubo che sembrava non avere sosta, fino al 14 luglio del 2011.

«La sera dopo essere stato dimesso dall’ospedale mi ha presa per il collo. Il giorno successivo ha ricominciato. Ho chiesto alla mia figlia maggiore di portare i fratelli al parco e ho chiuso la porta. Lui mi ha detto che avevo il tempo della sua sigaretta per dargli una lettera che avevo scritto, obbligata da lui tempo prima, altrimenti mi avrebbe buttata giù dal terrazzo. Temevo che lo avrebbe fatto davvero e appena si è allontanato di qualche metro sono scappata. Così com’ero, in infradito e pantaloncini». Quella corsa Slavi non la dimenticherà mai. «Ho preso i miei figli che erano al parco e siamo andati dai carabinieri». Alla fine, nel 2011, con i suoi 4 figli, Slavi è stata portati al Villaggio di SOS. Lì ha iniziato a lavorare e piano piano si sono abituati alla nuova vita.

Oggi, quell’uomo è agli arresti domiciliari. Gli restano un paio d’anni di pena da scontare. «Non temo per quando uscirà. Io e i miei figli siamo al sicuro adesso, abbiamo la nostra vita, la nostra casa. Loro sono grandi e bravissimi. La più grande è una ragazza incredibile: lavora, va all’Università, fa tutto da sola. Oggi sono contenta perché sono riuscita a crescere dei ragazzi veramente bravi. La più piccola ha tutti voti alti a scuola, i maschietti un po’ meno, ma sono bambini molto tranquilli, sono educati, non rispondono male, anche se hanno ancora paura di essere sgridati dopo aver sentito per anni le urla del padre contro di me». Anche Slavi ha raggiunto la sua indipendenza, lavora come educatrice ed è realizzata. «Quando entri nella spirale della violenza ti senti come condannata a non uscirne più. Io ci sono riuscita grazie ai miei figli».

Poco meno di 7 milioni di donne in Italia hanno subìto violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita. Una su tre nella fascia d’età tra i 16 e i 70 anni. Secondo i dati Istat, per quasi 3 milioni di loro (il 13,6%) l’abuso è perpetrato dal partner attuale (855mila) o dall’ex compagno (2 milioni 44 mila). Numeri che vanno di pari passo con quelli delle condanne definitive per maltrattamenti in famiglia, in aumento dalle oltre 2.400 del 2010 alle circa 3.160 del 2017.

Secondo l’osservatorio di SOS Villaggi dei Bambini, negli ultimi anni sono in aumento le richieste di aiuto di donne vittime di maltrattamento che chiedono protezione per sé e i propri figli. Il fenomeno della violenza assistita dai bambini del resto è legato a doppio filo a quello della violenza subita dalle donne all’interno delle mura domestiche. Non a caso risulta in crescita il numero dei bambini esposti a episodi di violenza dentro casa, che da ambiente protetto si trasforma così in luogo di pericolo.

 Per dare una risposta concreta a questo drammatico fenomeno, l’Organizzazione ha avviato il progetto «Mamma e Bambino», un programma che offre accoglienza e supporto alle donne vittime di violenza e ai loro figli, evitando la separazione del nucleo familiare. In parallelo, lavora quotidianamente al fianco delle madri accolte per aiutarle a riconquistare la loro autonomia e le accompagna nel percorso di ricerca di un lavoro e di un alloggio.




L’articolo originale Slavi, undici anni di violenze e di botte: «Sono viva per miracolo» lo potete trovare al seguente Link


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