Radio WOW

Siete pronti a fare #WOW

Current track

Title

Artist

Background

«Non dimenticatevi di noi orfani invisibili dei femminicidi»

Postato da il 25 Novembre 2019

«Noi li chiamiamo vittime delle vittime perché questi ragazzini e bambini sono doppiamente vittime: perdono la mamma, assistono a violenze inaudite anche prima del femminicidio». Diana Palomba è un avvocato e guida l’associazione no profit Feminin Pluriel Italia, un network internazionale di donne imprenditrici che sostiene progetti a favore delle donne e che ha focalizzato la sua attenzione sugli orfani di femminicidio.

La raccolta fondi fatta dall’associazione a ottobre garantirà il completamento degli studi a un gruppo di dieci orfani di femminicidio attraverso l’associazione Edela e altre che si occupano di loro. «Non sappiamo nemmeno i nomi di quelli che stiamo aiutando», spiega Diana Palomba, «e non li vogliamo sapere. Non dobbiamo metterli su un palco, ma sostenerli nell’educazione scolastica che hanno dovuto interrompere perché la scuola è il loro mondo con gli amici. È un modo per renderli indipendenti, dare a loro una nuova vita, senza il marchio dell’orfano di femminicidio».

Le stime (solo stime, non dati statistici) dicono che sono circa 2100 gli orfani di femminicidio in Italia. Per loro è stata fatta una legge che però mancava fino a ieri dei decreti attuativi e quindi non è stata attivata. Solo nel fine settimana il ministro dell’Economia Gualtieri ha annunciato che è pronto il decreto ministeriale per attivare il fondo per gli orfani di femminicidio. «I soldi non restituiscono l’affetto mancato ma con 12 milioni da lunedì finanzieremo borse di studio, spese mediche, formazione e inserimento al lavoro».

Finora l’iniziativa è stata di progetti locali e privati. Uno di questi è l’associazione Edela di Roberta Beolchi. «Il 90% delle vittime di femminicidio», spiega, «sono mamme, ma i loro bambini restano orfani invisibili a volte seguiti da nonni, a volte nel circuito delle case famiglia o affidati a famiglie, senza però che ci siano linee guida per aiutarli e gestirli».

Nella sua esperienza i casi sono tutti diversi, anche all’interno della stessa famiglia. Racconta la storia di due fratelli. «Lei diventerà un magistrato proprio per occuparsi delle donne vittime di femminicidio come sua madre, ma non condanna completamente il padre che poi si è tolto la vita. Pensa che non sarebbe successo se qualcuno lo avesse ascoltato. Il fratello non la pensa allo stesso modo».

C’è chi ha deciso di mantenere l’anonimato e chi invece, da maggiorenne, ha deciso di raccontare la sua storia. Carmine Ammirati, figlio di Enza Avino, assassinata dall’ex a Terzigno, nel napoletano, il 14 settembre 2015, ha dedicato una poesia alla madre morta 35enne quando lui aveva 13 anni e gira le scuole raccontando la sua esperienza.

«Lui vive nel ricordo della madre in positivo, ma in tutti c’è il senso di abbandono: da parte della società e dello stato. L’obiettivo è mantenere integra la dignità di questi bambini e ragazzi che hanno vissuto la violenza già prima dell’uccisione della madre. Il 90% di loro si sente responsabile e pensa che avrebbe potuto fare qualcosa se fosse stato più grande. Tutti si sentono soli e hanno bisogno di sentirsi normale».

Per i bambini più piccoli è diverso. Racconta Roberta Beolchi che c’è chi la mamma nemmeno l’ha conosciuta davvero. «Un bimbo che seguiamo aveva 18 mesi quando è morta la madre e lui non chiama nessuno mamma. La nonna che lo segue è la nonna non la madre che è morta a 29 anni lasciando un testamento perché sapeva che avrebbe lasciato entrambi i figli: il piccolo che non l’ha quasi conosciuta e il grande che a sei anni dice che farà il poliziotto per fermare tutti gli uomini che uccidono le donne».




L’articolo originale «Non dimenticatevi di noi orfani invisibili dei femminicidi» lo potete trovare al seguente Link


Open chat