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NANNI VENDITTI – DIRETTORE TEATRO PARIOLI ROMA

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Rimanendo in tema di teatri, Nanni Venditti, direttore del Teatro Parioli di Roma utilizzando un’interessante metafora ci ha dato numerosi spunti di riflessione sul futuro:

“Bisogna cercare di trasformare questo momento così critico in un’opportunità di riflessione, su un settore, quello culturale, che già prima era abbastanza in difficoltà e che ne uscirà verosimilmente con le ossa spezzate.
La verità è che il modello di business è in crisi per tutta una serie di fattori, non ultimo quello legato alle nuove tecnologie e il mondo dell’intrattenimento è pieno di contenuti più facilmente accessibili rispetto al teatro
E’ un po’ come quando Madre Natura ha detto alla tigre con i denti a sciabola: “ Guarda che ti estinguere perché quello che c’è a disposizione per il tuo nutrimento, con quei denti non lo puoi più mangiare!”
E la tigre risponde: “Ma come io sono la tigre con i denti a sciabola io sono la più bella tigre tra le tigri!”
Ecco, secondo me tutto il settore del teatro ma anche dell’intrattenimento, dopo questo cataclisma dovrà trovare il modo di rinnovarsi per evitare l’estinzione. Il Parioli è un Theatre Club, fa spettacoli di Stand-up Comedy, musica live, serate clubbing quindi sintetizza un po’ tutte le realtà dell’intrattenimento e stava già cercando di fare questo lavoro inseguendo un tempo presente e secondo me questo è il momento per gli artisti del settore di stringersi un attimo e riflettere sul ruolo dell’arte. Devo poi aggiungere che, per evitare l’estinzione, mai come oggi è necessario un intervento della politica, che aiuti noi tigri con i denti a sciabola (per restare nella metafora) a trovare nuovi strumenti, per i quali serve uno spazio di respiro: artisti e operatori del settore, dai tecnici ai segretari a tutte le maestranze, sono più colpiti di altri dai limiti imposti dalla pandemia.
Come sempre da millenni, confido che il teatro sarà in grado di risollevarsi sulla base dei suoi contenuti, ma senza azioni delle istituzioni a sostegno degli operatori si rischia di annientare il tessuto produttivo e creativo.
Spero quindi che gli operatori pensino a nuove strategie, mentre gli artisti con il loro talento ripenseranno a contenuti sostenibili. Ma queste due cose saranno inutili senza un sostegno solido a livello istituzionale.  Che è quello di cui abbiamo bisogno ora, nell’interesse prima di tutto dei giovani artisti e delle maestranze, che sono i meno tutelati da sempre e che oggi pagano un prezzo troppo alto”.

Di Manuela Doriani.


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