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La mamma dei gemelli uccisi dal padre: «Voglio ricordare solo i sorrisi»

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Walter Veltroni incontra Daniela, la mamma di Elena e Diego, i gemelli uccisi dal padre poco più di un mese fa. Sul Corriere della Sera c’è il racconto di questo incontro in una casa, a Gessate, ancora piena della presenza dei due dodicenni morti poco più di un mese fa.

Daniela è corsa nella casa di montagna dove erano il marito e i figli dopo aver ricevuto i messaggi da lui. È stata lei a trovare i corpi senza vita dei bambini, uccisi a mani nude dal padre che poi si è tolto la vita. Non c’è odio nelle sue parole oggi, come non ce n’era nella lettera letta da un’amica al funerale dei figli.

«Quella lettera l’ho scritta per metterla nella loro bara, perché facesse loro compagnia, li accompagnasse nel viaggio, nel buio e nel freddo».

«Mario ha fatto quello che ha fatto per fare male a me. Ma ha tolto quelle sue creature ai loro amici, ai loro compagni, ai loro allenatori, al futuro che dovevano vivere. Io non voglio, non posso, ricordarli come li ho visti l’ultima volta. Voglio ricordarli con un sorriso, il loro sorriso» racconta.

I problemi in famiglia c’erano da tempo. «Che una persona uccida due bambini con le sue mani lo ritengo impensabile. Che lo faccia un padre con i suoi figli è disumano. Come si fa uccidere due creature, i tuoi figli, con le proprie mani? Mani di padre, mani che dovrebbero servire per carezzare, rincuorare chi ti guarda come un riferimento, come la garanzia della protezione da tutti i mali del mondo».

Racconta i figli. «Diego era un ragazzo silenzioso, riflessivo. Parlava poco ma sapeva divertirsi molto con i suoi amici. Leggeva molto e rifletteva di più…Lui era un leader. Un leader silenzioso. Anche in classe. Era molto bravo e la maestra ha detto che l’aiutava, specie con i suoi compagni che avevano problemi di varia natura. Era tosto, ma molto affettuoso. Ci addormentavamo insieme».

«Elena era un’equilibratrice. Parlava molto, era un’alluvione di energia e di allegria. Ma era anche, sempre, bisognosa di coccole e di conforto. Era capace di trovare un modo tutto suo per superare le asperità, per oltrepassare le tensioni. Quei due bambini riuscivano a essere di conforto per tutti, a cominciare dai nonni. Dove arrivavano portavano allegria e vita. Erano due bambini che avevano un eccezionale rispetto, direi un’etica, delle regole».

La mancanza, il vuoto, non è quantificabile. «Tutto mi parla di loro. Questa è la loro casa, quella la loro stanza, qui giocavamo, studiavano, ci inseguivamo e ci tiravamo i cuscini. Mi si dice che loro sono con me spiritualmente. Ma non mi basta. Mi mancano i loro abbracci, le loro voci, le loro domande. Quel mercoledì prima che partissero, stavamo tutti e tre abbracciati sul letto di Elena. Non li ho più visti, vivi. Non li vedrò mai più. Quei due bambini erano indipendenti da lui e da me, erano vite vive, erano persone, non erano oggetti nella disponibilità di altri. Erano persone, con un futuro davanti e un presente da vivere. Tutto cancellato. Per odio».

Difficile reagire anche per una persona a cui è stato insegnato che la vita va affrontata sempre. Non c’è però odio. «Non so cosa voglia dire questa parola. Come si può odiare un essere umano? Ho dentro tanta rabbia, tanta tristezza, tanto rammarico. Il mio futuro? Lo immaginavo con Diego ed Elena. Devo realizzare bene quello che è successo. Devo sistemare il mio dolore. Devo abituarmi a vivere senza di loro. Non lo posso fare fuggendo dalle loro cose, dai giochi, dai quaderni. Devo stare con loro, per poter stare senza di loro».




L’articolo originale La mamma dei gemelli uccisi dal padre: «Voglio ricordare solo i sorrisi» lo potete trovare al seguente Link


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