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I figli dei padri aggressivi, ecco come spezzare la catena di violenza

Postato da il 25 Novembre 2019

In Italia, circa ogni due giorni, una donna viene uccisa: il totale delle vittime supera quelle provocate dalla mafia. Sono quasi 7 milioni le donne che hanno subito una forma di abuso, spesso tra le mura domestiche.

E la violenza chiama violenza: i bambini tendono a replicare i comportamenti a cui assistono. Modelli di relazione sbagliati e pericolosi vengono percepiti come normali, interiorizzati e, talvolta, riproposti. E il problema della violenza, così, diventa anche culturale: «Dobbiamo educare al rispetto le nuove generazioni, far capire loro cosa sia giusto, affinché non replichino gli errori dei loro genitori», ci spiega, nella Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne, l’avvocato Valentina Ruggiero, esperta in diritto di famiglia e per molti anni avvocato di Telefono Rosa.

Si rintraccia spesso, nella storia della famiglia d’origine degli aggressori, la violenza domestica?
«Sì: quando un padre è violento, i figli tendono a pensare che la realtà in cui vivono rappresenti la normalità.  Per i bambini i genitori rappresentano il modello da seguire, e sul loro esempio fondano le loro modalità di relazione: non è raro che il figlio di un padre violento diventi aggressivo a sua volta».

La reazione alla violenza è la stessa anche per le bambine?
«No: di solito, quando una mamma subisce violenza, la sua bambina comprende in fretta che cosa significhi vivere nell’abuso e nella paura. E decide che non vorrà essere vittima a sua volta: la figlia di un padre violento, normalmente, una volta adulta, cerca di lottare contro l’abuso, di spezzare la catena e di reagire. E, anzi, cresce con il timore di imbattersi in un uomo che somigli a suo padre».

Nelle case dove c’è violenza, i figli distinguono correttamente l’aggressore dalla vittima?
«Sì, sono molto veloci nell’individuare la vittima. Il problema è che, in ogni caso, comunque, alcuni emulano l’aggressore. Diventano violenti, e non solo nei rapporti di coppia, ma anche nelle altre relazioni personali».

I bambini prendono le parti di uno dei genitori?
«Sì, spesso, però, stanno dalla parte dell’aggressore, proprio perché ne hanno paura. Si tratta di una forma di auto protezione, di meccanismi naturali di sopravvivenza. Molti adolescenti non hanno gli strumenti per reagire a questa situazione. Per questo, a maggior ragione, le madri devono reagire alla violenza: non devono farlo solo per sé, ma anche per i propri figli, per far capire loro che è bene scegliere una direzione diversa».

In che modo i genitori possono promuovere un vero cambiamento culturale?
«Devono fare attenzione a non essere mai aggressivi l’uno con l’altra davanti ai figli. Nessuno è immune da problemi e frustrazioni, ma le difficoltà non devono essere affrontate davanti ai bambini. Occorre educare alla sensibilità, aiutare i figli maschi a rendersi conto delle differenze fra loro e le bambine e a rispettarle. I genitori devono anche fare molta attenzione alle parole che si usano, perché l’aggressione fisica è sempre preceduta da quella verbale. Devono trovare il tempo di stare con i loro figli, di trasmettere l’importanza di un dialogo sano».

I bambini che crescono in famiglie violente possono riuscire a lasciarsi alle spalle il passato?
«L’imprinting è difficile da superare, ma i bambini possono riuscirci. È necessario, però, un adeguato percorso terapeutico, cominciato in tempo, prima che sia troppo tardi».




L’articolo originale I figli dei padri aggressivi, ecco come spezzare la catena di violenza lo potete trovare al seguente Link


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