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Anatomia dei sentimenti, la nuova rubrica di Eshkol Nevo: «Una mano sul cuore»

Postato da il 6 Agosto 2022

Questo articolo è apparso sul numero 33 di Vanity Fair, in edicola fino al 17 agosto

Si sono separati a Medyka, al confine tra Ucraina e Polonia, il 7 marzo. Le bambine piangevano. Sorprendentemente, ha pianto anche lui.

Lei invece no. Forse perché sentiva che in quella situazione qualcuno doveva essere forte, o forse perché l’hanno educata così.

Lei e le figlie si sono rifugiate dagli zii di lui a Cracovia. Ebrei, come lui.

Le bambine dormono nel letto con lei. La piccola le si stringe addosso, la grande si gira e rigira tutta la notte. La mattina le porta in un asilo aperto per i bambini dei profughi. Poi torna a casa e si mette ai fornelli. 

Permettetemi di ricambiarvi in qualche modo, gli ha chiesto la prima settimana. All’inizio hanno risposto che non ce n’era bisogno. Ma quando hanno assaggiato il suo borscht la prima volta, sono rimasti molto soddisfatti.

È sempre in casa, l’anziana coppia che le ospita. Non frequentano altro che la sinagoga il venerdì sera.

Li ha pregati di portarsi dietro le bambine, perché «adesso è particolarmente importante che recuperino le loro radici», ma in verità cerca semplicemente l’occasione per ritrovarsi da sola.

Aspetta due tre minuti dopo che la porta si è chiusa – è già successo due volte che avessero dimenticato un cappello o l’ombrello e tornassero indietro a prenderli – poi entra in doccia, si pettina, si trucca. 

Dopo essersi spruzzata qualche goccia di profumo gli telefona, in videochiamata

Lui si trova nella sede della brigata della difesa civile. Ha un fucile. Non vuole entrare nei dettagli, perciò lei non domanda.

Parlano per qualche minuto, vuole sapere delle bambine e lei racconta, sente che cosa lei ha cucinato durante la settimana e sbava, poi lei dice la frase in codice, «non ci resta molto tempo». Lui entra in una stanzetta in disparte e posa il fucile per terra.

Giocano a «Strip Putin».

Ogni settimana lei si sfila un indumento in più.

Ha cominciato togliendo il cappotto. La settimana dopo è caduta la camicetta, la successiva la canottiera. Quando si sono resi conto che la guerra sarebbe andata per le lunghe, hanno rallentato il ritmo e deciso di includere nel gioco anche i gioielli. Orecchino destro, orecchino sinistro. La collana che le ha regalato all’anniversario. 




L’articolo originale Anatomia dei sentimenti, la nuova rubrica di Eshkol Nevo: «Una mano sul cuore» lo potete trovare al seguente Link